Dalle difficoltà a un nuovo inizio: la storia di Kateryna e la forza dell’accoglienza

Dalle difficoltà a un nuovo inizio: la storia di Kateryna e la forza dell’accoglienza

Quando la guerra irrompe, non si è mai pronti. In un istante, le abitudini del quotidiano svaniscono e la vita viene stravolta in modo irreversibile. Immagina di dover decidere, da sola, di lasciare la tua casa, i tuoi affetti e i tuoi amici per scappare verso l’ignoto. Immagina di doverlo fare proteggendo i tuoi figli, cercando per loro una sicurezza che la tua terra non può più offrire.
Quella di Kateryna non è solo una cronaca di fuga dall’Ucraina,  ma la testimonianza di chi ha dovuto ricostruire tutto da zero, un pezzo alla volta. Attraverso la sua voce, vi raccontiamo la forza di chi non si arrende e l’importanza vitale di quella rete di accoglienza che, come cooperativa, ci impegniamo a tessere ogni giorno per far sì che nessuno debba affrontare il buio da solo.

Kateryna, grazie per aver accettato di condividere la tua esperienza. Potresti raccontarci come è stato l’arrivo in Italia?

Sono partita da Kolomyja dove vivevo con mio figlio e mia figlia. Dopo lo scoppio della guerra ho aspettato tre giorni. Quando ho preso la decisione di andare via con i miei figli, siamo stati in viaggio per cinque giorni a causa delle lunghe file per la dogana. Arrivare in Italia è stato un momento difficile. Dalla dogana poi abbiamo preso un autobus.

Ricordo molta gentilezza: è venuta subito a prenderci un’amica di mia madre, che ci ha accolti in casa sua. Gli hotel erano tutti pieni, senza di lei come potevamo fare non so.

Poi siete arrivate in una struttura di accoglienza. Come siete venute a conoscenza della nostra cooperativa?

Prima eravamo ospitate da questa signora, mentre cercavamo il modo di sistemarci. Poi questa amica di mia madre che ci ospitava, quando ha saputo come fare, ha trovato questa connessione e ha fatto la domanda a San Lazzaro. Era l’8 marzo 2022 quando sapevamo dove andavamo, e il 9 marzo è stata aperta la comunità. Eravamo tra le prime famiglie.
[NDR. Per far fronte all’emergenza umanitaria causata dalla guerra in Ucraina, a marzo 2022, come DoMani, in collaborazione con la Congregazione dei Salesiani e la prefettura, abbiamo ampliato la Comunità di accoglienza Casa Berekèt a Castel dei Britti, dove sono stati accolti Kateryna e i suoi figli].

Quali sono state le prime sfide che avete affrontato una volta arrivati nella nostra struttura a Castel dei Britti?

Le prime cose sono state i documenti. Era tutto da capire, ottenere il permesso di soggiorno, e poi pensare alla scuola per i figli. La struttura ci ha aiutato a sistemare i ragazzi a scuola. Poi, piano piano, sono arrivati tutti gli altri documenti, uno dopo l’altro.

In un momento così difficile, cosa ti ha spinta ad affrontare il percorso formativo e a cercare lavoro?

Sentivo che non potevo stare senza far nulla. L’operatrice della struttura mi ha dato una grande spinta. Mi ha detto: “guarda, secondo me, fai il corso, poi il lavoro lo troverai”. Non ho avuto tempo per pensare o scegliere. Mi sono impegnata subito per fare quel corso. All’inizio è stato difficile, quando ho fatto il tirocinio all’inizio mi è piaciuto, poi entrata in casa di riposo volevo mollare, dicevo “non ce la faccio”, tornavo a casa con le lacrime. Non è stato facile, ma poi ti abitui. Dipende anche dal posto, dai colleghi.

Il lavoro è arrivato, ma come è stato trovare un’abitazione una volta terminato il percorso di accoglienza?

È la parte più difficile. Senza contratto di lavoro, nessuno ti affitta una casa. L’accoglienza è stata fondamentale perché, senza supporto, non trovi casa e sei da sola. Dopo aver avuto il mio contratto, sono riuscita a impegnarmi per cercare un appartamento.

Dopo aver ricostruito tanto qui, qual è la vostra visione per il futuro? C’è il desiderio di tornare a casa o vedete l’Italia come la vostra nuova realtà permanente?

Mio figlio più grande non ha cambiato idea, vuole tornare a casa appena la guerra finisce. Ma per me, credo che la situazione non si sistemerà subito. Anche quando finirà la guerra, ci vorrà molto tempo. Ci vorrà un bel po’ per tornare, perché la situazione a casa è difficile: i prezzi sono cresciuti, mancano le cose e non è facile trovare lavoro. Quando finirà, ognuno potrà pensare a cosa fare. Per ora, siamo qui e siamo più tranquilli.

La storia di Kateryna ci ricorda che l’accoglienza non è solo offrire un tetto, ma fornire le basi necessarie per ricominciare a guardare avanti. Nonostante le incertezze sul domani e il desiderio di un ritorno che per molti rimane un sogno lontano , la stabilità trovata attraverso il lavoro e la casa rappresenta il primo vero passo verso la serenità. Come cooperativa, continueremo a impegnarci affinché ogni persona accolta possa trasformare la propria vulnerabilità in una nuova, solida autonomia.