Diventare maggiorenne: una casa per Gjergj

Diventare maggiorenne: una casa per Gjergj

A 18 anni, il futuro dovrebbe aprirsi con infinite possibilità. Per molti giovani migranti non accompagnati la maggiore età coincide, invece, con una corsa contro il tempo. È il momento in cui l’accoglienza può finire e la sfida più grande inizia: trovare un lavoro stabile e, soprattutto, una casa.

Oggi Gjergj ci racconta la sua storia, una storia di riscatto e di successo.

La comunità e il progetto appartamenti

Oggi Gjergj è un ragazzo di 22 anni, originario dell’Albania.
E’ arrivato in Italia da solo, quando aveva 15 anni.
All’epoca è stato in una Comunità di MSNA V.
Grazie al PROGETTO SAI  ha potuto intraprendere il suo percorso professionale e di crescita, frequentando una scuola triennale per diventare idraulico, professione che oggi esercita con orgoglio.

Grazie al supporto del Servizio Sociale di riferimento è entrato nel nostro progetto di appartamenti in autonomia: la Cooperativa DoMani ha in gestione alcuni appartamenti che mette a disposizione dei ragazzi in uscita dal sistema di accoglienza, garantendo ai proprietari l’affitto e la buona gestione degli immobili.

La comunità e il progetto appartamenti

Oggi Gjergj è un ragazzo di 22 anni, originario dell’Albania.

E’ arrivato in Italia da solo, quando aveva 15 anni.
All’epoca è stato in una Comunità di MSNA V.
Grazie al PROGETTO SAI  ha potuto intraprendere il suo percorso professionale e di crescita, frequentando una scuola triennale per diventare idraulico, professione che oggi esercita con orgoglio.

Grazie al supporto del Servizio Sociale di riferimento è entrato nel nostro progetto di appartamenti in autonomia: la Cooperativa DoMani ha in gestione alcuni appartamenti che mette a disposizione dei ragazzi in uscita dal sistema di accoglienza, garantendo ai proprietari l’affitto e la buona gestione degli immobili.

Diciott’anni e il conto alla rovescia

Gjergj era da poco diventato neo maggiorenne.
Da quel giorno si è rimboccato le maniche per la ricerca di un lavoro e poi di un a casa.
Gjergj era stato molto diligente, si era impegnato a scuola e nella formazione, aveva già iniziato a lavorare come manovale per altri idraulici, ma la ricerca casa era quanto mai ostica. Essere giovani e stranieri non era un buon biglietto da visita per i proprietari che cercavano inquilini.
«Può succedere questo» racconta Gjergj «quando sanno che sei albanese non sanno che sei un bravo ragazzo, che pagherai sempre…vedono in tv cosa fanno gli altri e non pensano che tu hai un lavoro, che anzi puoi anche sistemare con dei piccoli lavori in casa e tenerla bene. Quindi giudicano subito, dicono no e preferiscono darla a qualcun altro la casa».

Così, trascorsi gli ulteriori sei mesi possibili per restare in accoglienza, Gjergj rischiava di restare letteralmente senza un tetto.
«E’ una cosa brutta, hai i giorni contati e devi uscire dalla comunità, è pesante mentalmente, perché ti senti in mezzo alla strada già».

Inoltre il domicilio  era indispensabile per il rinnovo del permesso di soggiorno, al problema pratico quindi si sarebbe aggiunto anche un problema burocratico.

La delicata fase di ricerca casa di Gjergj coincideva con il periodo di fuoriuscita dalla pandemia Covid, ulteriore difficoltà, perché il lavoro era precario, molti titolari d’azienda temevano nuove possibili chiusure. Quindi Gjergj si trovava contestualmente a:

  • finire la scuola, per conseguire l’abilitazione,
  • a cercare casa, per non restare senza un tetto,
  • a cercare lavoro, per non perdere il permesso di soggiorno.

Una sfida difficile, soprattutto se sei un adolescente in un paese straniero.

Roberto e Nora, una seconda famiglia

Alla fine Gjergj, dopo una ricerca faticosa e tenace, è riuscito a trovare lavoro a tempo indeterminato presso un’azienda, iniziando come manovale.

Un’importante supporto è arrivato, oltre che dagli operatori della comunità e dall’assistente sociale, anche dai tutori.

Gjergj era infatti accompagnato, ancora minorenne, da una coppia di tutori, Roberto e Nora, che si erano  presa in carico non solo alcune responsabilità giuridiche nei suoi confronti – ad esempio firme a scuola, o in ospedale se mai fosse servito- ma l’accoglienza umana di Gjergj. Sono stati un po’ una seconda famiglia per lui.

Gjergj racconta: «Mi sono stati d’aiuto sempre, mi sono stati vicini per qualsiasi cosa. Andavo sempre a casa loro, mangiavo con loro, come un figlio per loro. Ancora oggi ho buonissimi rapporti, vado sempre a trovarli e per qualsiasi cosa ci sono e io per loro».

Roberto e Nora sono persone che hanno saputo esserci sempre per Gjergj, persone per le quali Gjergj è a sua volta presente, mosso dall’affetto e dal desiderio di contraccambiare la vicinanza e il supporto ricevuti.

«Non c’era nessun obbligo né per loro né per me. Nel mio ho sempre provato a ridare quello che loro avevano fatto per me. Anche adesso, fino a poco tempo fa il mio tutore è stato in ospedale, io sono stato con lui tutti i pomeriggi per una settimana, per stargli vicino, ho bloccato tutti i miei lavori e sono andato da lui, se aveva bisogno, per qualsiasi cosa: c’ero».

Una rete di affetto e supporto

Gjergj ha mantenuto i rapporti anche con Mattia e Gianfrancogli operatori conosciuti in accoglienza che lo hanno seguito per tre anni.
«Certo che li vedo ancora, ci siamo visti da poco e siamo andati a mangiarci una pizza insieme. Persone splendide, proprio bravi, mi hanno cresciuto. A capitare in comunità con loro sono stato fortunato. Poi quando vedono che un ragazzo fa il percorso bene, non fa casini, non prende denunce, poi loro ti danno fiducia. Con gli operatori io ero proprio amico».

Chiediamo a Gjergj se dei ragazzi che erano con lui in comunità frequenta ancora qualcuno:

«degli altri ragazzi della comunità non riesco a frequentare nessuno, lavoro tanto» Gjergj racconta che con il proprio lavoro mantiene gli studi alla sorella minore, che frequenta  giornalismo. «E’ brava, è già al secondo anno, e lo merita di studiare, perché è brava».

Nonostante il carico di responsabilità Gjergj è sempre stato molto diligente, pagando regolarmente l’affitto e onorando il patto di fiducia con la cooperativa.

Un motto e uno stile di vita

Chiediamo a Gjergj cosa vorrebbe dire ai ragazzi che, come lui quattro anni fa, cercano oggi una casa, e cosa direbbe alle persone che affittano.
Risponde così Gjergj: «Agli affittuari direi di non giudicare, di non dire di no, di non evitare il colloquio solo perché le persone sono straniere.
Ai ragazzi direi di fare i bravi, di comportarsi bene, di pagare sempre, di non danneggiare le case».

Per ora Gjergj racconta di non avere molti progetti. Più avanti vorrebbe trovare un appartamento per vivere da solo, gli piacerebbe, dice sorridendo.

Oggi Gjergj lavora sempre per la stessa azienda con cui ha iniziato anni fa, in un ruolo di responsabilità dopo essere cresciuto professionalmente grazie al suo zelo e alla sua affidabilità. Si arrabbia quando i suoi tirocinanti arrivano tardi o dimenticano gli attrezzi in giro.

Il suo motto infatti è: “Devi essere oggi un buon manovale, per essere domani un buon capo mastro”.