“Per colpa della guerra ho iniziato a vivere” intervista a Liuba

“Per colpa della guerra ho iniziato a vivere” intervista a Liuba

C’è chi dice che la fortuna sia una questione di coincidenze, e chi, come Liuba, crede che sia qualcosa che ti porti dentro, pronta a fiorire quando trovi il terreno giusto. Arrivata dall’Ucraina nel 2022, Liuba ha lasciato alle spalle una vita fatta di sicurezze per affrontare l’ignoto con un bambino piccolo e una determinazione d’acciaio.

In questa intervista ci racconta il suo viaggio: dai primi passi a Castel de’ Britti alla scoperta della lingua, che non è solo un insieme di parole, ma un ponte verso la libertà. Con una schiettezza che non lascia spazio a retorica, Liuba ci svela come, proprio nel momento in cui ha perso tutto, ha imparato a dare alla vita un sapore nuovo, più profondo. Una storia di passi fatti con il cuore, di corse all’alba e di una dignità che non si arrende mai.

Liuba, partiamo dall’inizio. Ti ricordi il tuo primo impatto con la Cooperativa a Castel de’ Britti? C’è stato un momento in cui hai capito che potevi ricominciare?

È stata una sorpresa bellissima. Arrivavo da un periodo in albergo a San Lazzaro, un posto che avevo imparato ad amare per la sua tranquillità. Quando sono arrivata qui, sono rimasta colpita dalla natura, dalle colline attorno e dal giardino. Ma la cosa che mi ha fatto sentire subito a casa è stata l’accoglienza: c’erano altri ragazzi ucraini che avevano preparato il pranzo per noi, cibo fatto a mano, non quello precotto. In quel momento, circondata da operatori che ci trattavano come una famiglia, ho capito che non ero sola.

Hai spesso definito la lingua come un “ponte”. Come hai affrontato la sfida di imparare l’italiano partendo da zero?

Per me la lingua è tutto: è indipendenza. Mi sentivo malissimo a dover parlare inglese, perché di natura io non riesco a stare zitta! Così mi sono messa a studiare ovunque: online con gli auricolari mentre ero in giardino seguivo un corso gratuito scoperto in rete. Poi seguendo i “nonnetti” che venivano in albergo a farci lezione, e leggendo libri per bambini. Ho raggiunto il livello A2, poi la licenza media e continuo a studiare ancora oggi perché il mio lavoro lo richiede. Se vuoi vivere in un Paese e non solo “starci”, la lingua è la prima chiave.

Parliamo di lavoro. Com’è stato il tuo percorso e come sei arrivata al tuo impiego attuale nel settore commerciale?

Ho iniziato con le pulizie, perché all’inizio è quello che potevo fare senza conoscere l’italiano, ma cercavo stabilità. Grazie al tutor del lavoro della Cooperativa, ho iniziato a guardarmi intorno. Dopo un’esperienza in albergo, proprio in quel primo albergo dove ho trascorso i primissimi mesi di accoglienza, ho capito che gli orari del weekend erano difficili da gestire con un bambino piccolo. Perciò ho frequentato corsi di segreteria e competenze digitali durante l’estate. Poi è arrivata l’opportunità a Pianoro: cercavano un magazziniere. Non era quello che desideravo, non vedevo una prospettiva di crescita ma avevo bisogno di lavorare e la vita ti offre ciò di cui hai bisogno. Quindi mi sono presentata e durante il colloquio il titolare ha visto dal mio CV il mio passato in Ucraina, nel commercio, e mi ha proposto un tirocinio in ufficio. Non ci credevo, ero felicissima!
È stata la conferma che se ci provi, le strade si aprono.

Oggi com’è la tua giornata tipo? Ti senti integrata in questa nuova realtà?

La mia routine è piena e questo mi piace. Sveglia presto, a volte alle sei vado a correre per mezz’ora perché mi fa sentire bene. Poi il lavoro, la scuola di mio figlio Danilo, e i suoi impegni tra piscina e aikido. Nel weekend corriamo insieme nel bosco. In Ucraina avevo tutto — casa, bella macchina, vestiti, carriera — ma non sentivo il “gusto della vita” come lo sento ora. Paradossalmente, per colpa della guerra ho iniziato a vivere davvero.

Se potessi tornare indietro di quattro anni e parlare alla Liuba spaventata, che stava per lasciare tutto, cosa le diresti?

Le direi: “Stai tranquilla, non avere paura del futuro”. Le direi di lavorare sodo su se stessa, di imparare le lingue e di sorridere ogni mattina, anche quando è faticoso. La vita è come un’altalena, va su e giù, ma l’importante è sentire con il cuore dove vuoi andare e fare un passo alla volta. Se oggi fa male, domani sarai felice. Tutto torna a posto, basta crederci, camminare e affidarsi.